J'Accuse: lettera all'Ordine degli Psicologi (stavolta dell'Emilia Romagna)



All'alba dell'ennesima notizia terroristica, un dubbio fra tutti quelli già percepiti nel profondo, mi ha assalito: ma quanto tempo ed energia devo avere per fare o dire qualcosa che non serve a nessuno?

Comincerei col dire che molte delle cose che mi procurano piacere non hanno spesso un valore di utilità, però sono piacevoli e spesso mi procurano gioia ed emozioni molto positive. Questa posso effettivamente considerarla utile - per me -.

Forse il principio deve essere lo stesso per le persone dell'Ordine degli Psicologi dell'Emilia Romagna, che hanno pubblicato notizie come questa:


Counselor. L’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna:“Loro intervento può essere dannoso”

Non sono effettivamente preoccupato, anzi mi dispiace che l'ultima volta l'Ordine del Lazio abbia fatto una pessima figura con il ricorso presso il Tar, completamente ribaltato qualche ora dopo dal Consiglio Di Stato, che, ricordando i principi fondanti della legge 4/2013, ha completamente cancellato la sentenza del TAR del 17 Novembre 2015 n. 13020.


Non sono nemmeno contento che alcune persone debbano fare delle così “magre figuracce”, e non lo sono per molti motivi.

Il primo fra tutti è quello che in vent'anni di formazione e relazione di aiuto ho conosciuto psicologi e psicoterapeuti molto bravi - così come per i counselor, è corretto evidenziare la differenza per competenze tra le due professioni -.

Con molti di loro siamo stati colleghi, qualcuno mi è stato maestro, qualcuno si è lasciato coordinare da me, quando coordinavo la struttura per il recupero dalla tossicodipendenza.


Poi, non sono contento, perché nella mia professione il valore morale e intellettuale mi spinge a chiarire le idee e non a confonderle. Per esempio ho insegnato presso una Scuola di Counseling per circa quindici anni e ho cercato di spiegare il valore della pace, oltre che della chiarezza.

E lo stesso faccio oggi che sono Direttore della Scuola A.S.C.E.I.P.A. di Milano.

Attraverso la definizione dei confini e delle competenze, insegniamo a futuri professionisti, che sono anche persone, a non sovrapporsi, a muoversi solo nello spazio delle proprie competenze e ad essere pronti ad “inviare” i clienti, laddove si ravvisi anche solo “l'odore” di un disturbo psicologico patologico.

Quindi per un counselor debitamente e seriamente formato, non è faticoso riconoscere fin dove il proprio intervento debba arrivare e a chi “affidare” il proseguimento, nel caso fosse necessario, di una persona che ha bisogno di risolvere i propri problemi.

Certo se una persona legge la seguente affermazione “...non prevedono la garanzia di un controllo anche deontologico...” non si sente messa in guardia - in guardia da chi poi? -, si sente terrorizzata!

Ma la cosa più oggettiva - perché mi pare che di questo si debba parlare - è che non è una informazione né corretta, né realistica!


E mi spiego meglio.

Oggi il ruolo del counselor è certificato come Profilo di Competenza dalle Regioni, che stabiliscono i criteri minimi, perché basta cercare una qualsiasi scuola e ci si renderà conto che offrono tutte molto di più di quanto richiesto.

Nella Scuola di Counseling di A.S.C.E.I.P.A. - ma sono davvero tante le scuole con un'alta professionalità - oltre all'aspetto didattico, gli allievi svolgono un percorso personale psicologico obbligatorio. Di gruppo come standard richiesto e individuale laddove necessario.

E questo lavoro è fatto da una figura che si chiama “psicoterapeuta”.


Leggi anche -> Psicologi vs Counselor: uno scontro voluto da chi?


Inoltre le associazioni di categoria come AssoCounseling non hanno solo il codice deontologico da far rispettare, ma una serie di procedure e aggiornamenti formativi obbligatori per tutti i professionisti.

Non parliamo di una persona che si sveglia una mattina con una buona idea - seppure anche in questo caso prima di giudicarla andrebbe conosciuta -, vedi Mark Zuckerberg con Facebook, o Bill Gates con il Personal Computer - la lista sarebbe davvero infinita -, ma di una e più organizzazioni che con criterio e competenze qualificate stabiliscono gli standard qualitativi, affinchè alle persone assistite sia garantito un servizio davvero efficace e prudente.


Se invece la preoccupazione di alcune persone che fanno di professione lo psicologo - ci tengo e va detto che non deve scontrarsi con nessuna categoria ciò che sto affermando - è quella che qualcuno gli “rubi” il lavoro, inviterei queste ultime a condividere progetti con counselor professionisti certificati, così da rendersi conto che i confini e le competenze sono davvero diverse, sebbene qualche volta ai più profani possano sembrare sovrapponibili.


Immaginiamo per esempio un fisioterapista e un fisiatra. Il primo un abile e riconosciuto competente in materia di riabilitazione fisica, il secondo un medico con una specializzazione in un ambito sovrapponibile: la cura e la riabilitazione delle attività motorie.

Ma oggi, dopo vent'anni, è difficile confondere le due figure, tanto più le competenze di questi due professionisti.


Quando lavoravo come coordinatore presso la Comunità Solaris di Triuggio (MB), è capitato di condividere insegnamenti e competenze con psicologi che svolgevano il ruolo da educatori.

La legge fino a qualche anno fa lo consentiva! Le persone imparavano competenze nuove: nel team la metà erano educatori e l'altra metà psicologi, i primi insegnavano parte delle loro specifiche competenze ai secondi e viceversa.

Ma io non ho mai percepito - né letto dichiarazioni terroristiche - che gli psicologi volessero rubare “il mestiere” agli educatori, ma più di ogni altra cosa: gli educatori non hanno mai cercato di intentare cause contro gli psicologi, che secondo alcuni ragionamenti, tanto miopi da sembrare ai più ciechi, ne avrebbero avuto tutto il diritto.


Con questo articolo spero di aver chiarito una volta di più le idee a chi erano state confuse e invito le persone tutte - compresi gli psicologi - a venire a conoscerci ad A.S.C.E.I.P.A. Milano (qui).



DOMENICO DE ANGELIS


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